hechos que viven en las sombras de la información
Martes 26 de Marzo 2019

Bianco e nero

2012.11.16

Argentina Oggi, 15.11.2012
Prendo spunto da una lettera giunta nella redazione di ElCanillita. Esprime l’elogio di un padre che fa notare come la figlia, figura controversa e ben nota in Argentina per le lotte civili che porta avanti, non abbia fatto approfittato delle forze politiche che simpatizzano per lei per trarre vantaggi economici per sè e per la propria famiglia, ben diversamente da come hanno fatto e fanno altri eminenti personaggi. E cita come esempi il sig. Luis D’Elia, politico e dirigente argentino di origini italiane divenuto leader di una fazione del Movimento Piquetero, ed il Senatore Anibal Fernandez, che ha occupato importanti incarchi politici sotto tre presidenti, ininterrottamente dal 2002 al 2011.

Messa da parte la lettera, resta la questione di fondo.
La signora in questione si chiama Cecilia Pando, e da anni ormai è attivista combattiva e di spicco di un movimento per la difesa dei diritti dei prigionieri politici d’Argentina.
Si può essere o no d’accordo con le sue inziative e con i metodi utilizzati, ma in una democrazia dovrebbe essere garantito anche il diritto ad esprimere il proprio dissenso.

Se in uno stato, per esempio d’Europa, qualcuno si battesse per denunciare le condizioni disumane riservate ai detenuti ed ai loro familiari, che si trovano fuori dal carcere ma che vengono discriminati per il fatto di essere loro parenti, a prescindere da quale fosse la colpa scontata dai detenuti che tenta di difendere verrebbe considerato un meritevole difensore dei diritti umani.
Ma in Argentina, paese che ha fatto incetta di premi consegnati ai paladini di questo genere di diritti, sembra che ci siano “esseri” che evidentemente lo Stato non considera nemmeno “umani”, e tanto meno degni di qualsiasi forma di rispetto.

Chi scrive, giornalista o studioso che sia, ha un ruolo importante nella descrizione dei fatti, avendo la facoltà di mettere in luce o di passare sotto silenzio determinati aspetti e di alimentare in questo modo le opinioni del pubblico. A ciò aggiungiamo che l’imparzialità è da sempre merce rara, del tutto inesistente quando la convenienza prende il sopravvento sull’etica professionale e personale.
E poi bisogna considerare che ogni nazione ha i suoi scheletri nell’armadio e, visto che la storia la scrivono i vincitori, passano sempre molti anni prima che venga a galla come sono andate veramente le cose.

Ormai è di dominio pubblico ciò che è successo durante la Guerra Sucia argentina, la Guerra Sporca degli anni ’70, anche se il dibattito sulle ragioni e sui torti di una parte e dell’altra sono più che mai accesi e tutti i tipi di violenza sembrano essere stati legittimi ed inevitabilmente necessari. Questione opinabile.
È invece certo che alcuni militari dell’epoca, gerarchi e subalterni, sono già morti, altri sono stati processati o sono in attesa di giudizio. Molti si trovano in carcere, a vario titolo, ma a valutare dal trattamento loro riservato sono tutti stati degradati ad un rango inferiore persino a quello animale.

I pochi racconti che emergono da quelle orribili celle parlano di malattia fisica, sopportata in assenza di qualsiasi tipo di cura e di assistenza, di sofferenza psicologica nel sapere che la famiglia subisce pubbliche angherie, ma parlano anche di rassegnata accettazione e di sforzo estremo per mantenere viva la speranza e la propria dignità. Non parlano invece di odio e di ricerca di vendetta, sì di desiderio di giustizia nel vedere riconosciuta almeno l’appartenenza al genere umano, da cui loro ed i loro familiari sembrano essere stati radiati. Parlano però anche di orgoglio per aver servito lo Stato ed aver agito in difesa dei cittadini, parlano di orgoglio per essere stati parte di un esercito che ora non è nemmeno in grado di difendere i propri membri dalla Madre-Patria, pardon, dal Governo che manovra anche il potere giudiziario.

Dicevano gli antichi romani “Dìvide et impera” cioé crea divisione e domina.
Solo chi ha interesse a creare divisioni e schieramenti contrapposti per consolidare il proprio potere tenta di generalizzare oppure di catalogare tutto e tutti in modo dualistico, in categorie come il bianco ed il nero, il buono ed il cattivo. Così facendo però non descrive correttamente la Storia, difficilmente riducibile a schemi semplicistici in quanto specchio della natura umana, di per sè già complessa quando si prende in considerazione il singolo individuo, ma ancor più complicata quando si parla di gruppi.
Ed è sempre una disonesta menzogna dire che la ragione ed il torto stiano da una parte sola.

I diritti umani in Argentina sono soltanto una parola che riempie la bocca di quelli che la Storia raccontata dai vincitori ha catalogato anche di fronte a tutta la comunità internazionale come buoni e vittime, mentre i presunti cattivi e torturatori vengono puniti in modo esemplare, senza neanche riconoscere in loro delle persone.

E siccome in una democrazia vera non ci dovrebbero essere detenuti politici, si capisce perché a qualcuno dia fastidio che si usi questo termine per gli ex-militari in carcere.
Accanirsi su di loro non compenserà mai le atrocità che in quegli anni sono state compiute da entrambe le parti in lotta. Serve solo a dividere il popolo argentino.

Dolores de La Press ® – © 2010 ElCanillita.info
Nota exclusiva per ElCanillita.info – Tutti i diritti riservati
Questo materiale non può essere pubblicato, trasmesso, riscritto o redistribuito in altra forma che non sia un link a questa pagina.

← ElCanillita.info     ↑ Volver al inicio

Palabras Clave: